Lunedì, 22 Febbraio 2021 14:57

Il miraggio del successo

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Tutti vogliamo il successo e non c’è niente di sbagliato in questo, anzi.

Il problema si pone, invece, quando viene idolatrato nel momento in cui vediamo in esso una fonte di gratificazione e ci allontana da ciò che invece dovremmo perseguire per vivere in uno stato di continuo appagamento.

 

Tutto ciò che facciamo è per conseguire un certo successo. Il problema è che non esiste niente di più indefinito, effimero ed aleatorio di questo. Per molti, il successo è legato al raggiungimento di un obiettivo materiale; per altri, è riuscire a trasformare uno stato d’animo negativo (indesiderabile) in uno positivo (desiderabile); per altri ancora è realizzare qualcosa che dia un senso alla propria vita, quindi non necessariamente legato ad uno specifico obiettivo... per non parlare di quelli per cui il successo è riuscire a sabotare quello altrui.

Lo sbaglio che più o meno tutti commettiamo è quello di credere a priori che se avrà ciò che desidera, sarà appagato. Il mondo è pieno di gente (dello spettacolo, della finanza, della politica, ecc.) di grande successo, che ammiriamo e che vorremmo emulare, con problemi di droga, alcol, relazionali o comunque psicologicamente fragili. Non sono tutti così, per fortuna, e non voglio cadere nel solito cliché, ma chi decide di lavorare con me (e io decido di lavorare con lui/lei) deve sapere che ogni mio sforzo è orientato al reale benessere di un individuo in carne, sangue e spirito, non di una immagine posticcia nella quale si vuole trasformare.

Il solo successo solido e sostenibile che io conosca è quello di chi riesce ad allineare gli obiettivi che vuole raggiungere con ciò che scopre di essere giorno per giorno: tutto il resto è solo un capriccio che dura il tempo di una stagione. Gli obiettivi sono solo pretesti attraverso i quali perseguire quelli che sono i due scopi che ognuno di noi condivide: Crescere come esseri umani e Contribuire al benessere comune.

Se a monte dei nostri obiettivi non vi è la consapevolezza che attraverso di essi stiamo perseguendo questi due scopi, nessun successo potrà mai darci l’appagamento che di fatto desideriamo e ci condanneremo ad inseguire chimere che non aggiungeranno alcuna qualità, o significato, alle nostre esistenze. Personalmente, non mi presto ad assecondare un tale inutile e dannoso spreco di potenziale umano. Se t’interessa il vero successo – e dovrebbe – allora devi saper riconoscere e neutralizzare queste tre “trappole” che ti allontaneranno da dove vuoi veramente trovarti.

 

Prima trappola – Il Successo è già passato

Se ci fai caso, la parola “successo” non è un sostantivo, ma un verbo… un participio passato, per la precisione. Questo vuol dire che quando raggiungi un successo, beh, è già passato, non esiste più. Il punto è che il successo è legato a dei risultati, non è così? Come fai a dire di aver avuto successo se non corrobori quest’affermazione con dei fatti? Pensaci: finché persegui un obiettivo non hai ancora successo e qualsiasi scostamento dalle previsioni o battuta d’arresto ti procurano ansia; poi arrivano dei risultati, esulti, festeggi, il tuo ego va alle stelle… e poi? E poi basta, è andato… e ora ti tocca mantenere quel successo con sempre nuovi obiettivi, sempre più ambiziosi, senza soluzione di continuità. Questo non è successo: è un incubo!

È la nostra mente ed il nostro modo di pensare meccanicistico ad infilarci in questo cul-de-sac e succede quando il nostro focus è sui risultati. Quando, invece, il focus è sul processo e riesci a vedere l’evoluzione delle cose, allora vivi in uno stato di costante “succedere”, dove il successo sta nella consapevolezza dei progressi che vengono fatti ogni giorno, quegli stessi progressi che alla fine ti portano i risultati che vuoi, allineati coi tuoi scopi e quindi sostenibili… senza l’ansia di dover continuamente produrre, performare, rispettare un ruolino di marcia partorito da una mente insicura ed in molti casi ai limiti della paranoia.

Seconda trappola – I fattori esterni

Ci hanno fatto credere che successo e fallimento siano entrambi meritati, altra perla generata della nostra mente meccanicistica e moralistica (predisposta al giudizio). La realtà è che i fattori che contribuiscono al successo e al fallimento sono innumerevoli, da una parte, e contestuali dall’altra. Innumerevoli perché basta un nonnulla per far prendere a qualsiasi iniziativa una direzione ed un esito diversi da quelli che avrebbero preso senza quel certo “incidente”.

Inoltre, le stesse strategie ed azioni adottate ed implementate in momenti, luoghi e situazioni (contesti) diversi producono risultati impossibili da prevedere nella qualità e nei tempi. Ciò premesso, il più delle volte, la differenza nei risultati tra chi è più costante, determinato e perseverante e chi lo è meno non sta tanto nel fatto che alla fine tali qualità siano più virtuose, ma in un semplice calcolo statistico: più t’impegni, più strategie sei disposto a cambiare e più si alzano le probabilità di successo. Il miglior venditore non è sempre il più bravo a vendere, ma chi è disposto a vedere più gente.

Alla fine, la domanda che ognuno di noi deve porsi è: fino a che punto sono disposto/a ad alterare delicati equilibri tra i vari ambiti della mia vita per rincorrere un successo che dipende in larga parte da fattori esterni che comunque non posso in alcun modo controllare?

Terza trappola – La realtà alterata

Ancora una volta è il focus sui risultati ad alterare la percezione di ciò che accade ed il seguente schema illustra come. Le frecce rappresentano il percorso e la crescita fatta da diverse persone (una lettera per ogni persona) e la barra celeste sulla destra con la scritta “SUCCESSO” rappresenta il punto di arrivo, il momento in cui si manifestano i risultati che decretano il successo.

Come prima cosa da tenere presente è che ogni singolo essere umano parte da posizioni diverse (segnate dal pallino al termine della freccia). Il punto di partenza viene determinato sulla base di quelle situazioni/condizioni che possono agevolare o penalizzare il raggiungimento del successo (stato economico, status sociale, istruzione, salute, tratti caratteriali, famiglia, ecc.). Più una freccia è spostata a sinistra, maggiore è lo svantaggio.

Ad esempio, la freccia F è quella più penalizzata, partendo in svantaggio ed avendo fatto ancora poco. Riflette la freccia D, che però ha fatto molto più lavoro. Le frecce C e G sono quelle che “ce l’hanno fatta” e di cui celebriamo il successo. Mentre, però, la G ha fatto un grosso lavoro, la C è partita fortemente avvantaggiata ed ha dovuto fare poco per vincere. Queste sono le distorsioni della realtà quando il focus è sui risultati, anziché sui processi. Se la crescita di un individuo è ciò che determina il VERO successo, non c’è dubbio che la freccia D è quella più forte e meritevole di tutte, ma se anche lei è focalizzata sui risultati, si sentirà frustrata e delusa per non essere ancora riuscita a sfondare: paradossale, no?

 

 

Se riesci a tenere a mente queste tre trappole nel momento in cui persegui i tuoi obiettivi e il tuo doveroso successo, allora potrai serenamente affrontare e andare oltre qualsiasi ostacolo e perfino godere del processo che stai attraversando, sapendo che al di là di tutto questo c’è inevitabilmente quello che stai cercando.

Alessandro Carli

Autore e Speaker, Esperto in Dinamiche dei Sistemi

https://www.alessandrocarli.it

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