Lunedì, 15 Febbraio 2021 17:18

Superare le convinzioni limitanti in 3 step

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Come sostiene la Programmazione NeuroLinguistica (PNL), programmiamo la nostra mente con le parole che usiamo attraverso un cosiddetto dialogo interno. Le parole da sole, tuttavia, se non corroborate e sostenute dal nostro sistema emotivo e mentale, non portano a niente.

Ecco come attivare questo sistema in modo semplice.

 

Credi in te stesso/a? Se facciamo questa domanda ad una fetta di popolazione, probabilmente una buona parte – diciamo il 60-70% – direbbe di sì. E se si chiedesse se crede in Dio, si avrebbe più o meno lo stesso riscontro e, con risposte meno omogenee, se crede nell’esistenza degli alieni, nei Tarocchi o nel Triangolo delle Bermude. Credere non costa nulla, dopotutto, ma fino a che punto questa “fede” può aiutarci veramente a trasformare le nostre vite e il destino delle nostre avventure professionali? Praticamente zero.

Il nostro sistema di credo, nella sua semplicità concettuale, è potentissimo e se ne infischia delle nostre convinzioni a livello della nostra mente razionale, quella di cui siamo coscienti. Se fosse vero che il 60-70% di noi crede in se stesso, non vedremmo così tanta paura, così tanta rabbia, così tanta insicurezza e il bagno di sangue che è quella scarsa autostima generalizzata, al cui confronto i danni provocati da Covid19 sono caccole. E se davvero tutte le persone che dicono di credere in Dio ci credessero veramente, saremmo un popolo di santi.

Abbiamo un assoluto bisogno di credere nelle cose che riteniamo possano soddisfare i nostri bisogni, ma questa si chiama disperazione, seppure in una forma lieve ed occulta, non fede, ed è per questo che è del tutto inutile continuare a ripeterci come un mantra quanto crediamo in noi stessi, nel nostro lavoro, nei nostri rapporti più cari e via discorrendo.

In sostanza, il nostro sistema di credo tiene conto della coerenza tra una convinzione e le azioni conseguenti. È stato teorizzato (dal dr. Michael Gazzaniga, noto neuroscienziato americano, famoso per i suoi studi proprio sul sistema di credo e sul cosiddetto cervello sociale) che nella nostra mente esiste uno specifico software che chiama “Interprete”, ovviamente virtuale, e che ha proprio il compito di controllare il costante allineamento tra un comportamento e la convinzione da cui parte, poiché qualora venisse meno tale allineamento, si entrerebbe in uno stato definito di dissonanza cognitiva. Che non è proprio il massimo…

Ad esempio, se per qualche motivo ritenessi (convinzione) che fare il bagno nel mare (comportamento) è pericoloso perché si può annegare, quante sono le possibilità che mi ci tuffi dentro? Nulle: l’Interprete m’impedirebbe di farlo per non entrare in dissonanza cognitiva. Ammettiamo, però, che sono un adolescente e con degli amici si decide di trascorrere una giornata al mare. Nel gruppo c’è una ragazzina che mi piace tanto e, nel momento che qualcuno lancia la malauguratissima idea di andare a fare il bagno tutt’insieme, l’Interprete va in crisi. Che faccio? Mostro alla ragazzina di essere un cagasotto e magari vengo anche preso in giro dagli amici?

Non posso nemmeno pensarci. L’Interprete inonda il mio corpo di paure e d’immagini nefaste dove vengo acciuffato più di là che di qua dal bagnino e rianimato col bocca a bocca sulla battigia. Ormai ho deciso: c’è troppo in gioco. Mi faccio coraggio e procedo stoicamente sfidando il destino ed affrontando le mostruose onde di 20 cm. che insidiano le mie caviglie. In quel preciso istante, succede qualcosa di straordinario: l’Interprete imbroglia!

Già. Poiché l’azione (entrata nell’acqua) è già stata compiuta, non si può tornare indietro e per non entrare in dissonanza cognitiva, all’Interprete non rimane che una sola cosa da fare: cambiare la convinzione o almeno ammorbidirla. In pochi secondi, sono passato dal temere l’acqua e non volerci avere a che fare in alcun modo all’averne, diciamo, rispetto. E sai cosa? Mi sono anche divertito.

Senza rendercene conto, in qualche misura, mettiamo in atto questo meccanismo quasi quotidianamente con piccole e grandi vicende che non riguardano soltanto le azioni, ma anche le idee, i pregiudizi, la visione che abbiamo di tutto ciò che ci circonda, di noi stessi. E cosa vorrebbe dire, per noi, sfruttare questo sistema consapevolmente per sfidare ciò che si ritiene impossibile? Se è proprio questo sistema ad ingabbiarci inconsciamente nelle nostre limitazioni, in che modo potrebbe invece aiutarci ad esprimere il nostro potenziale intervenendo consciamente sui meccanismi che possono liberarci dalle catene delle nostre paure e dei nostri dubbi? Certo, non andando in giro a ripeterci come idioti: “Devi credere di più in te stesso/a! Ce la puoi fare! Non arrenderti mai!” e corbellerie del genere.

Puoi usare questi tre passaggi per governare il tuo sistema di credo.

  1. Metterti in contatto con una forte motivazione

Così come il ragazzo ha sfidato l’acqua avendo una forte motivazione (non sfigurare davanti alla ragazza), lo stesso vale in qualsiasi circostanza, soprattutto sul lavoro, che è una grande palestra di crescita (insieme al rapporto di coppia). Tuttavia, trovare una forte motivazione non è così facile, soprattutto quando le sfide quotidiane si susseguono e i risultati languono. In questo caso, è necessario fare due cose: focalizzarsi sul processo, anziché sui risultati (cliccare qui per l’articolo “Aspettando la manna dal cielo…” su questo tema), per vedere gli eventi nella loro giusta prospettiva; e quindi fissarsi uno scopo forte che c’impegni a livello emotivo.

  1. Passare da credere a sapere

Abbiamo una mente molto concreta e non si attiva se non le dai qualcosa di solido su cui lavorare. Per questo, “credere” è del tutto insufficiente, per quanto possa essere intenso il pensiero. C’è forse differenza tra pensare: Credo che Babbo Natale esista” e So che Babbo Natale esiste”? Credi di avere la forza e la determinazione per superare qualsiasi ostacolo o sai di poterlo fare? Puoi scommetterci che c’è differenza, ma questo è solo il primo step, perché se lo sai, beh… come fai a saperlo? Lo sai perché, ad esempio, tutte le volte che hai provato veramente a fare qualcosa, poi l’hai sempre portato a termine; perché anche gli altri te lo riconoscono; perché la tua motivazione è molto forte; perché hai le risorse, le capacità, le competenze, il sostegno e altro ancora per riuscirci, ecc. Tutte queste cose che sai danno forza e sostanza alla convinzione… ma nemmeno così è davvero sufficiente perché manca l’ultimo ingrediente…

  1. Passare all’azione!

È la ciliegina su quanto detto a proposito del nostro sistema di credo. Come nell’esempio del ragazzo, per quanto possa essere radicata una convinzione, un’azione incongruente con tale convinzione è in grado di farla saltare. In pratica, usiamo consapevolmente la neurofisiologia a nostro vantaggio anziché lasciarla lavorare contro di noi. Anche qui, però, l’azione non può essere fine a se stessa. Altrimenti, perché non adottare direttamente soltanto questo terzo step? Sebbene i primi due step di per sé non vanno più di tanto ad alterare la convinzione, contribuiscono però a darle una fisionomia. Chiunque è capace di agire e magari farlo anche in modo incongruente con una convinzione, ma che ci fa poi con una nuova convinzione senza una direzione? Come il ragazzo che entra in acqua: lo fa solo per dimostrare qualcosa o perché quel gesto è finalizzato ad altro, magari di molto più importante?

Alessandro Carli

Autore e Speaker, Esperto in Dinamiche dei Sistemi

https://www.alessandrocarli.it

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