Lunedì, 08 Febbraio 2021 16:46

Chi ha paura delle crisi?

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La vicenda del Coronavirus ha fatto emergere un prepotente bisogno di “normalità”. Il paradosso, però, è che la normalità non esiste poiché presuppone il mantenimento di uno status quo che di fatto combattiamo proprio per superarlo.

Dobbiamo fare pace col cervello.

 

Chi ha, o ha avuto, bambini piccoli avrà fatto l’esperienza di come gestiscono i loro giochi. Quando ricevono un giocattolo nuovo, mettono da parte quello vecchio e si focalizzano sul primo. Poi, quando cerchi di portargli via quello vecchio, abbandonano il nuovo per riprendersi il secondo e giocare con quello. Il bello dei bambini è che, non avendo filtri, ci fanno vedere come siamo fatti veramente. Da una parte, c’è la cara, vecchia, pura e semplice paura della perdita, che non ci lascia mai; dall’altra c’è che ogni cosa che possediamo diventa un riferimento senza il quale ci sentiamo persi, senza più controllo, senza più certezze, senza più sicurezza.

Prima del Covid19 avevamo tutto e quando si ha tutto si finisce fatalmente per prenderlo per scontato: la libertà, la socialità, il lavoro, il benessere, la scuola… la salute. Questa era la “normalità” e, per la miseria, la rivogliamo! In effetti, l’umanità ha sempre avuto queste cose, in qualche misura, ma in modo precario e, per questo, non erano affatto scontate. Le nostre generazioni hanno invece vissuto questi privilegi come acquisiti, diritti inalienabili garantiti dalle varie costituzioni, almeno nel cosiddetto “mondo libero”. Di punto in bianco, vengono messi in discussione e ora stiamo seriamente temendo di perderle.

Questa è la materia di cui sono fatte le crisi e di cui si sa ben poco, a parte gli effetti e quella nauseabonda sensazione di trovarci in una situazione destabilizzante e, quindi, minacciosa. E sì che, di crisi, ne abbiamo vissute tante in diverse aree della nostra vita; eppure non possiamo fare a meno di sentirci persi ogni volta che se ne presenta una nuova. Quest’ultima, poi, è indubbiamente bella grossa, soprattutto perché è la prima a coinvolgere ogni latitudine del nostro globo, cosa che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fare.

Le crisi saranno sempre più la normalità, d’ora in poi: è il nuovo paradosso a cui dovremo abituarci, ma se ne conosciamo meglio le dinamiche e ci rapportiamo ad esse in modo più consapevole e costruttivo, non saranno più quel mostro che crediamo ma, anzi, impareremo a cavalcarle per accelerare il nostro processo evolutivo in ogni area delle nostre vite, compreso il business, ovviamente!

Seguono alcuni aspetti da tenere presente per imparare non solo a convivere con le crisi, ma anche a sfruttarle a proprio vantaggio.

  1. L’evento NON è la crisi

Per prima cosa, occorre distinguere un evento, per quanto negativo e doloroso possa essere, da una crisi. Molti commettono l’errore di fondere e, quindi, confondere le due cose: a quel punto, cominciano a vedere la situazione come avversa, resistendole. L’evento in sé non ha alcuna carica, è neutro. La parola crisi deriva dal greco krisis che significa scelta, decisione, quindi suggerisce che l’evento diventa crisi solo nel momento in cui ci si trova ad un bivio interiore.

Ad esempio, stai subendo un calo di fatturato: questo è solo un evento puro e semplice e non c’è alcun bivio. Il bivio c’è invece nella tua mente quando genera visioni ed emozioni indesiderabili, come la paura, il dubbio, la rabbia, ecc. A quel punto devi fare una scelta: reiterare, solitamente rafforzando, le solite strategie o decidere di cambiarle, a livello mentale, emotivo ed operativo.

Una crisi permane finché non si prende una decisione. Una volta presa, in un senso o nell’altro, svanisce.

  1. Una crisi è SEMPRE finalizzata alla tua crescita

Tutto ciò che ci accade, direttamente o indirettamente, è finalizzato alla nostra crescita (evoluzione), che è lo scopo ultimo di ogni cosa in natura. La crescita è ovviamente legata a un cambiamento e, pertanto, una crisi svanisce veramente SOLO a fronte di un cambiamento reale. Come detto prima, se si sceglie di NON cambiare, quella crisi comunque sparisce o si attenua, ma si ripresenterà presto, magari sotto mentite spoglie, con un evento anche molto diverso da quello precedente, ma che va a toccare le stesse dinamiche mentali ed emotive (ad esempio, situazioni diverse che sollecitano le stessepaure).

Non sono gli eventi in sé a farci crescere, ma il cambiamento che dobbiamo fare internamente per affrontare quegli eventi. Non possiamo imbrogliare il sistema.

  1. Il superamento di una crisi ha sempre ripercussioni positive sull’autostima

È molto difficile assimilare queste dinamiche finché non si cambia da un’ottica prettamente meccanicistica ad una sistemica poiché, nel primo caso, non si riescono a vedere i vari collegamenti. Tutto è legato in natura e sebbene anche il business ne sia compreso, si fa di tutto per negare questa realtà per timore di perderne il controllo. In effetti, è vero il contrario: solo quando si riesce a sviluppare una visione sistemica delle cose è possibile assumere un reale controllo.

Tornando alla crisi, come si fa a sapere di aver fatto una scelta nel senso di un reale cambiamento? Semplice: da un sensibile cambiamento che si avverte a livello dello stato emotivo, soprattutto nell’autostima, e questo per due motivi. Il primo è che, avendo dovuto affrontare delle forti sfide per superare le nostre resistenze emotive al cambiamento, si va a rafforzare la valutazione che facciamo di noi stessi, che sta alla base dell’autostima.  

Il secondo motivo è più sottile ed è che, essendo anche noi natura, reagiamo positivamente a tutto ciò che facciamo nella direzione di un allineamento con essa e questo si ripercuote positivamente sulla nostra autostima.

Il mio carissimo amico e mentore, il dr. Basil De Luca, pioniere ed antesignano della crescita personale in Italia, soleva dire “in ogni momento della nostra vita, o stiamo uscendo da una crisi o ci siamo dentro in pieno o stiamo per entrarci”. Le crisi fanno dunque parte della nostra quotidianità e non ha molto senso temerle. Dobbiamo e possiamo, invece, imparare a conoscerle meglio e a gestirle poiché esse fanno per noi ciò che noi dovremmo fare, ma che non siamo disposti a fare: metterci in discussione.

Alessandro Carli

Autore e Speaker, Esperto in Dinamiche dei Sistemi

https://www.alessandrocarli.it

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