Lunedì, 01 Febbraio 2021 15:17

ASPETTANDO LA MANNA DAL CIELO…

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I tempi che stiamo vivendo sono davvero quelli della fine, come suggeriscono molte religioni e movimenti spirituali? È finalmente arrivato il tempo del Messia? I buoni saranno premiati e i cattivi andranno all’inferno?

Ma soprattutto, cosa c’entra tutto questo con il business?

 

Basta fare una piccola ricerca su internet per trovare valanghe di contenuti che riguardano la fine del mondo e la cosa più interessante è che quell’evento pare essere davvero molto, ma molto vicino. Ora, non essendo questo il vero tema dell’articolo, non entro nel merito della questione. Quello che invece trovo più interessante è la predisposizione d’animo di ognuno di noi rispetto al concetto di attesa. Prendendo ad esempio proprio la cosiddetta fine dei tempi, vediamo che ci sono due atteggiamenti opposti: uno attendista e passivo, adottato dalla vasta maggioranza delle persone, ed un altro più dinamico e proattivo a cui aderisce un’infima minoranza.

Nel primo caso, si rimane semplicemente a sperare ed aspettare l’arrivo di Colui che metterà tutte le cose a posto, che manderà finalmente i buoni in Paradiso e i cattivi all’Inferno, che metterà fine alla morte e alla sofferenza e che stabilirà il suo Regno di Pace e Amore. Nel secondo caso, si ha una visione molto chiara e pragmatica della questione: il Regno dei Cieli non è ancora qui perché, semplicemente, non siamo ancora pronti a riceverlo e dobbiamo attivarci per capire cosa significhi “prepararci”.

E il business? Cosa c’entra con tutto questo? In realtà, non ho parlato d’altro. Gli stessi atteggiamenti descritti qui sopra li ritroviamo in ogni area della nostra vita e a maggior ragione sul lavoro. Aspettare che qualcuno venga a tirarci fuori dai guai è in contraddizione con lo scopo stesso di questa nostra realtà – molto terrena! – dove, da Vittime, dobbiamo lavorare per diventare Creatori, partendo proprio col creare il nostro destino come individui e, di conseguenza, imprenditori.

In effetti, cos’è un imprenditore se non un Creatore, cioè uno che intercetta dei bisogni o dei desideri e realizza ciò che li soddisfa? Eppure, quanti sono gli imprenditori che si sentono invece Vittime? Di un Mercato iper-competitivo, di uno Stato che non li valorizza come meriterebbero, di un Burocrazia azzoppante, di tutte le Tegole che ogni giorno cadono loro addosso...? Queste cose esistono, non c’è dubbio, ma nessuna di esse ha veramente niente a che fare con la situazione in cui si trova un’azienda.

Quante volte hai sentito (o magari pronunciato) frasi che, in sostanza, dicono:

  • Sto facendo tutto il possibile
  • I risultati non ripagano i miei sforzi
  • Ho tutto e tutti contro
  • In questo paese non è possibile lavorare (tasse, burocrazia, sindacati, ecc.)

Lo ribadisco: non nego nemmeno una virgola di queste realtà, con cui ho peraltro anch’io a che fare, come tutti. Se, però, continuiamo a pensare in termini moralistici di torto o ragione, non ne verremo mai fuori. È come dire che io sono “buono”, faccio le cose al meglio ed è solo per colpa del contesto in cui opero che non riesco ad esprimere pienamente il mio potenziale, come meriterei. Forse è proprio così, ma è comunque vittimismo e da lì a tirare i remi in barca, sperando che qualcosa (un nuovo governo, una rivoluzione, una nuova legge, ecc.) o qualcuno metta le cose a posto, è un attimo: è come aspettare il Messia.

Il tutto si restringe ad una semplice questione: il focus sul risultato. La nostra mente, che funziona per default in modo cosiddetto lineare e meccanicistico, è sempre alla continua e spasmodica ricerca di Sicurezza e Controllo, poiché la sopravvivenza dell’organismo che essa governa è la sua assoluta priorità. Non la felicità, non il successo, non il benessere… solo la nostra sopravvivenza. E come fa, la nostra mente, a sapere che siamo al sicuro? Dai risultati che otteniamo. Se ci portiamo a casa una vendita, la nostra mente si sente al sicuro ed esulta; se la perdiamo, entriamo in ansia e diamo la colpa al nostro concorrente che, prontamente, diventa nostro nemico.

La piena espressione del nostro potenziale Creativo viene sacrificato sull’altare della Sicurezza e del Controllo e i risultati che ci portiamo a casa sono il solo metro con cui misuriamo la nostra sicurezza. Paradossalmente, ciò che tutti (imprenditori in primis) considerano essere gli indiscussi riferimenti per giungere ad una concreta e pragmatica valutazione della nostra situazione, cioè i risultati (es. il fatturato), sono in realtà la nostra prigione e l’inevitabile viatico ad uno stato di perenne Vittimismo. Non che i risultati non abbiano importanza, anzi, ma vanno considerati per quelli che sono, cioè meri indicatori, non riferimenti assoluti.

Tutto questo è difficilissimo da fare, se non impossibile, senza una valida strategia mentale alternativa. Fortunatamente, tale alternativa esiste ed è il focus sul processo. Riferito all’attesa del Messia, il Vangelo dice chiaramente che non sta a noi sapere quando arriverà, ma solo che dobbiamo restare vigili. Ora, cosa sarebbe successo se ci avesse dato un giorno e un’ora precisi? Conoscendo i suoi polli – noi – sapeva che avremmo aspettato l’ultimo momento per attivarci e renderci degni di tale evento e se si considera che stiamo facendo esattamente questo, nonostante l’avvertimento, la dice lunga sulla profonda saggezza di quella frase.

Il focus sul processo è ciò che ci aiuta a liberarci dalle catene del Vittimismo, dandoci modo di esprimere la nostra reale natura Creatrice. Il risultato non è un evento a sé stante, ma la naturale ed inesorabile conseguenza di un processo costituito da diversi elementi (materiali, emotivi e mentali). Pertanto, che senso ha preoccuparsene? D’altro canto, se non s’individua il nesso tra processo e risultato, qualora quest’ultimo non risultasse per noi soddisfacente, è inevitabile che ci sentiremmo Vittime. Solo impadronendoci del processo, assumendocene la responsabilità, è possibile diventare causa: questo è ciò che ci rende Creatori.

Se, come dicono i saggi della spiritualità ebraica, il Mosciach arriverà quando saremo pronti a riceverlo (che è la conseguenza dell’essere stati dinamicamente e proattivamente vigili), lo stesso preciso concetto si applica ad ogni cosa in cui siamo impegnati ed a maggior ragione un’impresa. Aziende e mercati sono sistemi naturali che si stanno manifestando nella loro straordinaria complessità e richiedono imprenditori capaci di guidarli su presupposti molto diversi da prima.

È come passare da un cavallo a dondolo a uno vero. Ti preoccuperai per prima cosa di dove vuoi andare (risultato) o di come si fa a cavalcarlo (processo)? Il processo prevale sempre sul risultato e quando il primo guida, il secondo segue... senza eccezione.

Alessandro Carli

Autore e Speaker, Esperto in Dinamiche dei Sistemi

https://www.alessandrocarli.it

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